domenica 11 aprile 2010

Il Pd riparta dalla scuola di Mila Spicola

Ripreso da Micro Mega Newsletter del 12 aprile 2010
"Il Pd? Una cattedrale che si elevi sulle fondamenta della cultura. E’ dalla scuola che bisogna ripartire". Pubblichiamo il testo dell’intervento che Mila Spicola, insegnante e militante Pd, leggerà mercoledì 14 aprile a Palermo nel corso della prima autoconvocazione degli iscritti al partito.

Siete venuti perchè avete qualcosa da dire e finalmente avete un posto dove dirla. Oggi ho la conferma di quello che pensiamo da un po’. Ma lo pensiamo adesso dopo i tre anni di vita che abbiamo alle spalle, quelli di noi che ci sono stati fin dal primo momento: le primarie del 2007. Voi siete il popolo del Pd. Ho la conferma che il percorso giusto è questo. E’ questo quello che volevamo: confronto per costruire un partito, non calcolo di parte per dividere o vincere. Io non devo vincere nulla se non lo sviluppo della mia terra, la Sicilia. E invece da tre anni non si parla di altro: abbiamo vinto, abbiamo perso. Ve lo dico io: parlando solo di questo abbiamo perso. E perderemo. Quello è il nostro obiettivo: lo sviluppo della Sicilia. E’ il vostro?

Siete qua perché pensate che la costruzione di un forte Partito democratico sia fondamentale per favorire quello sviluppo. E allora non guardiamoci indietro. Cerchiamo di capire come lo vogliamo quel partito. Cerchiamo di andare alla radice dello statuto del partito e ripartiamo da quello. Perché c’è scritto tutto: va solo applicato. Ma tra lo scrivere e l’applicare ci passa il sangue e l’anima e il tempo di tutti voi. Di tutti noi.

Noi dobbiamo costruire una cattedrale medievale. Non un’opera del Rinascimento. Non ci serve un genio dell’arte, non ci serve un capo. Non è il leader, allo stato attuale delle cose, il fattore cruciale. Ma le maestranze. Siete voi, siamo noi, che dobbiamo costruire la cattedrale. Che differenza c’è tra una cattedrale medievale e un’opera rinascimentale? C’è la differenza che corre tra sinistra e destra. Non conosciamo il nome dell’architetto in una cattedrale. Ma quello delle maestranze. Dei mastri muratori. Che a squadre giravano per l’Europa e l’hanno ricoperta di un bianco mantello di cattedrali. Questo per me è un partito di sinistra e questa l’organizzazione sancita nello statuto: tante squadre di scalpellini, di mastri muratori, di ferraioli, che girano per l’Italia, per la Sicilia, nelle strade, nei mercati, nelle piazze e si fermano a costruire. Una comunità, che costruisce e preordina edifici che debbano servire a tutti, che ospitino chi ha più bisogno. Perché di lui abbiamo bisogno: di quello che ha più bisogno. Non dei privilegi, ma dei diritti costruiti e difesi. Per tutti. Il Pd è una cattedrale che deve ospitare la collettività che vuole chiamarsi tale: coesa e solidale.

Le maestranze costruiscono una cattedrale, il partito, pronto ad accogliere il maggior numero di persone intorno a una fede: quella del cambiamento, quella della costruzione. Il genio rinascimentale dipinge un opera forse immortale ma pensata per un uomo solo: quello che paga. Noi siamo diversi, vogliamo pensare alle città di tutti e non al salotto di uno solo. Alle piazze dove si sta insieme e non ai centri commerciali dove si sfiora chi ci passa accanto senza guardarlo in faccia. Insieme, non da soli, ci occuperemo della città che c’è intorno a quella cattedrale. Una città che si basa su alcuni principi e su alcune regole condivise nate dai cittadini e per i cittadini, per organizzare una vita sociale giusta, sana, moderna. Che gli eletti lo sappiamo: è dentro quella chiesa che si costruisce l’azione, non nelle vostre segreterie. Sempre che si voglia costruire una cattedrale. Se volete delle piccionaie continuate pure così.

Una città dunque si basa su alcuni principi essenziali. Chiamateli perni dello sviluppo. Chiamateli argani da cui iniziare a sollevare e distruggere gli enormi pesi che ci spingono verso il fondo e là ci tengono avviluppati: malaffare, interesse, economico o politico o personale, clientelismo e mafia.

Ciascuno di voi ha la sua idea su questi principi. Io vi dico i miei, voi direte i vostri, troveremo un minimo comun denominatore di obiettivi e di mezzi per raggiungerli. Li condivideremo insieme: eletti, elettori e iscritti.

I miei perni sono i miei ragazzi. Il mio argano è la scuola. E se questo partito non rimette in cima alla sua agenda il problema dell’istruzione, della formazione, della qualità, PUBBLICA, è bell’e morto. Perché chi conosce sa e se sa può pensare liberamente. E se può pensare liberamente può scegliere, e se può scegliere, deve scegliere lo sviluppo sano e solidale della Sicilia. E’ dunque quello l’obiettivo vero della nostra azione: favorire lo sviluppo sano e solidale della Sicilia. Solidale. Non c’è solidarietà nel clientelismo, non ce n’è nella criminalità, non ce n’è nemmeno, attenzione, nell’interesse singolo e individuale, sia esso di un individuo che di un gruppo, se non sono inquadrati in una direzione collettiva di sviluppo.

Questo perché siamo di sinistra e crediamo fortemente che nessuno debba essere lasciato indietro perché serve non a se stesso ma alla collettività.

E allora voglio essere pratica. Cosa vuol dire fare una cattedrale? Operativamente vuol dire che abbiamo bisogno di raccogliere nomi di persone che vogliano farsi scalpellini e muratori, che diano la disponibilità per girarsi con noi mercati e piazze, fosse anche una volta ogni 15 giorni, per esserci. Fermarsi a fare comizi di fronte a sei persone. Distribuire volantini, questionari. Senza telecamere, senza microfoni. Senza media al seguito. Scandire e ascoltare le parole d’ordine semplici del bisogno e delle necessità. Cerchiamo muratori che ci credano innanzitutto e poi, se necessario, dubitino e discutano. Ma certo non dubitino della necessità della presenza e dell’ascolto. Questo ci serve. Che una volta al mese partecipino a un incontro fisso, come questo, dentro il partito. A discutere. Sui principi e non sulle persone. Chiddu si, chiddu no. Ma a chi? E dove?

Dobbiamo seguire non un leader sopra ogni cosa: le persone sbagliano, possono sbagliare. Dobbiamo seguire idee, contenuti e progetti. Condivisi e necessari. Con la forza del ragionamento e del confronto. E su quelli non sbaglieremo mai.

Il mio è la scuola. E chiedo subito a voi: ve la volete assumere per intero questa battaglia insieme a me? Si o no? Si o no? Possiamo fare della Sicilia la regione prima al mondo, non solo in Italia, per Cultura e qualità della preparazione dei nostri figli? Mio nonno, i nostri nonni, anche vostri, si sono tolti il pane di bocca per far studiare i loro figli, perché è il sapere che fa la differenza. Erano scemi? Erano sani e coesi. E hanno costruito l’Italia. Li abbiamo traditi. Li abbiamo traditi per avere nulla! Per avere questo schifo. E’ la cultura dei nostri figli adesso che deve farci togliere il pane di bocca, non la disputa su chi e dove. Siamo in pieno dopoguerra, ce ne siamo resi conto vero? E allora ridiamo un senso a questa storia a partire dalle aule e dai banchi dei nostri figli. Aiutiamo a togliere la muffa e compriamo libri. E matite. Riportiamo l’attenzione sullo stato di all’erta enorme in cui vivono i nostri ragazzi nelle scuole.
Per saperne di più,clicca QUì

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