venerdì 10 settembre 2010

LA SCUOLA DEL SILENZIO

È difficile, in questa calda estate politica, cercare le soluzioni ai tanti
problemi scolastici lasciati prima di andare in vacanza. è, però necessario tentare, per non perdere la speranza, succubi e corresponsabili del silenzio.

EDITORIALE di Giuseppe Luca

È difficile, in questa calda estate politica, cercare le soluzioni ai tanti problemi scolastici lasciati prima di andare in vacanza. è però necessario tentare, per non perdere la speranza, succubi e corresponsabili del silenzio.
Se è vero, come affermato sin dagli anni trenta da L. Vigotsky e A. Luria, professori di psicologia dell'Università di Mosca, che le funzioni psicologiche superiori dell'uomo, mediate da simboli, sono determinate non dalla natura ma dalla cultura e se non si vogliono demolire le fondamenta di ogni vivere civile, non si può dimenticare quanto ruota intorno al “pianeta scuola”.
Ma quale scuola?
C’è una scuola ideale, quella “sognata” e desiderata da tutti, dove ogni attore (alunni, famiglie, operatori scolastici …) trova e gioca il proprio ruolo collaborativo e finalizzato alla crescita di tutta la comunità educante.
Si tratta di una scuola che ruota intorno all’alunno con le sue esigenze e agli operatori scolastici “affrancati” dai programmi ministeriali.
È la scuola che i grandi pedagogisti e i veri educatori delineano nelle finalità e nei metodi, quella reclamata ma non attuata dai decisori politici.
In questa scuola, ad esempio, ogni disciplina è uno strumento per comunicare in modo più profondo, per conoscere, per migliorarsi, per “leggere” il divenire quotidiano.
C’è una scuola legale, quella ufficiale, frutto di un continuo compromesso tra idealità e interessi politici. Quella che si fonda sulle disposizioni legislative e sui programmi governativi.
Ieri era la scuola del filosofo Gentile, di Berlinguer, di Fioroni, della Moratti … oggi è la scuola disegnata dalla Gelmini sulle tavolozze di Tremonti.
Tutti i decisori politici, senza dubbio, hanno creduto a un'istituzione molto importante per la vita di uno Stato, ma non sono riusciti a portare a termine una vera riforma perché non credono profondamente che investire sull’istruzione e sulla formazione significhi investire sull’economia di un Paese e sul suo futuro democratico e sociale.
C’è, infine, una scuola reale, una qualsiasi scuola italiana nella quale, ogni giorno, docenti e allievi si incontrano e lavorano ma che, spesso, sono costretti a navigare nello tsunami quotidiano di circolari, di pseudo riforme, di contestazioni, di soprusi sindacali, di attacchi continui contro quell’autonomia, sancita dalla Costituzione, ma spesso dimenticata nella realtà.
Si tratta di quell’Istituzione alla quale, oggi, sembra si voglia sacrificare sull’altare dell’immagine dell’Amministrazione anche il diritto all’indignazione e alla denuncia imponendo il silenzio più profondo.
Ma la scuola del silenzio non può non indignarsi e denunciare il taglio di risorse umane e strumentali che lentamente la portano verso il baratro del fallimento solo perché l’immagine del potere è sacra.
La scuola del silenzio non può non indignarsi e denunciare come mai non si sia ancora risolta la grave situazione di sfascio che si è venuta a creare in Sicilia con il “congelamento” (…non si tratta di viveri ma di persone umane) di più di quattrocento dirigenti scolastici che hanno la sola colpa di avere studiato, di avere vinto un concorso e di avere lavorato per diversi anni in una scuola legittimamente assegnata dall’Amministrazione.
La scuola del silenzio non può non indignarsi e denunciare come non si abbia avuto ancora il coraggio e l’onestà politica di richiamare nelle scuole i tanti operatori scolastici al servizio di sindacati e/o associazioni di multiformi colori, ma che continuano ad essere pagati dal Ministero della P.I.
Per alcuni sociologi e operatori del diritto, l’indignazione può solamente infiammare l’opinione pubblica, ma lascerebbe le cose come sono e, perciò, non ha alcuna utilità.
Può essere, anche se non ci credo, e poiché nessuno, ancora, è riuscito a teorizzare sufficientemente l’inutilità, nessuno ci potrà negare il diritto sacrosanto all’indignazione.
Qualcuno ci dirà subito che, per sua natura, la percezione tende a ingigantire,o che siamo caduti nel tranello dell’inveterata inclinazione italiana alla suscettibilità e all’enfasi, quasi tratto identitario per cui tutto, spesso, appare ben più grande e strategico di quanto effettivamente sia.
Considerato, però, che si tratta del futuro della nostra scuola, qualche parola in più è doveroso “gridarla”.
Continueremo, perciò, a invitare i nostri lettori a esercitare, attraverso la “Letterina”, questo diritto , con equilibrio ma con determinazione, perché non è possibile assistere a certi fatti e comportamenti senza indignarsi.
Ci auguriamo di poter ospitare tanti contributi utili all’informazione, ma con l’obiettivo di contribuire alla crescita delle nostre Istituzioni scolastiche.
Ed è con questa speranza che auguriamo a tutti un anno scolastico sereno e carico di soddisfazioni professionali.
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