
«Primo: negli stessi mesi nei quali in Italia, alla vigilia di un voto importantissimo, ci si accapigliava su firme autenticate,...»
«Secondo: è, questa riforma, una dimostrazione di approccio ai problemi con metodo laico»
«Non sono ammalato di esterofilia. Anzi, provo un disagio profondo di fronte alla voluttà con la quale gli Italiani elogiano troppo spesso la scoperta dell’acqua calda se avviene in un altro Paese o quando si stracciano le vesti per qualsiasi critica, fondata o infondata, letta sui giornali esteri.
Credo, però, che il complesso e contrastato iter che ha portato all’approvazione della riforma sanitaria voluta dal presidente Obama negli USA ci offre abbondante materia per pensare seriamente alle condizioni non esaltanti della situazione politica italiana.
Primo: negli stessi mesi nei quali in Italia, alla vigilia di un voto importantissimo, ci si accapigliava su firme autenticate, presenza o meno nei luoghi deputati a presentarle, numero dei presenti nelle varie e contrapposte manifestazioni di piazza, negli Stati Uniti si svolgeva un drammatico confronto sulla riforma sanitaria, un provvedimento che inciderà direttamente sulla vita di decine di milioni di persone. Infatti “la riforma – scrive il Corriere della Sera - estenderà i servizi sanitari a 32 milioni di statunitensi grazie all'allargamento del raggio di azione dei programmi di salute pubblica e grazie ai sussidi alle famiglie che non possono acquistare polizze assicurative private; vieterà anche alle compagnie assicurative di rifiutare le polizze a bambini o adulti con malattie congenite e impedirà di revocare le polizze ai già assicurati. Una riforma con la quale il 95% dei quasi 300 milioni di cittadini americani disporrà di una copertura sanitaria.”
Secondo: è, questa riforma, una dimostrazione di approccio ai problemi con metodo laico, pragmatico, senza pregiudizi ideologici. Come in occasione del sostegno dato alle grandi banche per la grande crisi finanziaria internazionale, gli USA si sono discostati dalla loro abituale concezione di Stato che non si intromette nelle dinamiche del mercato.
Terzo: l’uomo più potente del mondo, il presidente degli Stati Uniti, ha dovuto confrontarsi duramente con le opinioni contrarie di deputati del suo stesso partito ed è dovuto venire a patti con loro, risultando decisiva la mediazione della speaker del Congresso, Nancy Pelosi. I deputati riottosi sono, ovviamente eletti dal popolo e rispondono ai loro elettori non al loro Presidente. In Italia, grazie ad una legge elettorale varata dal centrodestra a livello nazionale ma fotocopiata da quella già sperimentata in una regione da sempre di sinistra, la Toscana, i parlamentari vengono nominati. E devono obbedire ( lo fanno, eccome ) nemmeno a Berlusconi, Bersani, Di Pietro, Casini e compagnia bella, ma ai loro colonnelli e proconsoli.
Probabilmente quando avete letto le cronache di quanto avvenuto negli USA siete stati presi dallo sconforto pensando a dove vivete. E’ successo anche a me.»
Nicola Cariglia
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