domenica 26 dicembre 2010

ULTIMORA!!! INTERVISTA A GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA

Questa settimana l’assessore Centorrino ha partecipato alla seduta spiritica e, neanche a farlo apposta, si è materializzato
Giuseppe Tomasi, 12º -duca di Palma, 11º-principe di Lampedusa,barone di Montechiaro, barone della Torretta, Grande di Spagna di prima classe. Gli abbiamo rivolto delle domande:
ASASi: Principe, è sempre convinto che “Occorre che cambi tutto, perché non cambi niente”?
TOMASI: Certamente. Sostituisca a Francesco II di Borbone Berlusconi, al Principe di Salina Napolitano, a Tancredi Luca di Montezemolo e ad Angelica Rosy Bindi e si accorgerà che nulla è cambiato. Completerei sostituendo Concetta (la figlia del Principe sacrificata al matrimonio con Tancredi) con la Gelmini e il quadro è completo. Infatti il Principe-Silvio e sua figlia Concetta-Mariastella non furono capaci di fare riforme, ma lasciarono il compito a Tancredi- Montezemolo. Il Regno Borbonico implose e da quel fallimento nacque una nuova nazione.
ASASi: Principe, perché Salina Napolitano ha favorito il matrimonio di Tancredi Montezemolo con Angelica Bindi?
TOMASI: Ho capito che il tempo di Franceschiello Silvio era scaduto. Ho puntato sulla forza dell’unione tra la borghesia e l’Italia pulita e impegnata, anche se Concetta Mariastella non perdonerà al principe di Salina Napolitano di essere stata sacrificata. In realtà Centorrino ha ragione quando chiede ai giovani di non leggere il mio libro. Appartiene al ciclo dei vinti, mai
esauritosi in Sicilia. Io ho solo cercato di rappresentare la Sicilia, ma ora credo che l’Italia si sia sicilianizzata. Vi consiglio di riflettere sull’attualità della scena del ballo: l’ambiente fastoso, la celebrazione della bellezza, il cambio malinconico di generazione, l’avanzata dei nuovi ricchi, il riferimento storicopolitico (è presente il generale che ha sconfitto Garibaldi sull’Aspromonte), l’ironia soffusa nel racconto della resa militare, il senso di stanchezza e di disfacimento proiettato dall’autore-narratore sulla vicenda. Cos’altro è questa descrizione, se non l’esposizione dei festini di Villa Certosa? Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli
sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra. Il romanzo “il Gattopardo” si conclude con un affresco: il patrimonio della grande famiglia, che doveva rimanere indiviso per il primogenito, si disperde in varie eredità, in parte per colpa della figlia Concetta che attua in tal modo la sua vendetta contro il padre. Alla fine del romanzo sarà ancora lei a ordinare di gettare via tra le immondizie la reliquia mummificata
del cane Bendicò, già carissimo al Principe. Scompare così l’ultimo ricordo di grandezza della famiglia e il romanzo si chiude nel nulla più totale, in coerenza con la vena pessimistica che lo pervade. Si tratta di una metafora che rappresenta l’Italia, che doveva essere indivisa, e invece si disperde in varie eredità federali.
ASASi: Principe Tomasi, lei crede che il futuro sarà come sono le scuole oggi?
TOMASI: Certamente, e questa certezza mi atterrisce. Noi aristocratici siamo finiti. La borghesia si è arresa e non dà più battaglia. Il proletariato è corrotto e imbarbarito. Gli intellettuali hanno smarrito la bussola. Le scuole siciliane di oggi sono ambienti diseducativi. La scuola dei decreti delegati ha concluso il suo ciclo e il Ministro non sembra in grado di rifondare una nuova realtà al passo della rivoluzione tecnologica. Eppure vedo tanti docenti entusiasti, tanti giovani allegri e impegnati. Guardi, io ho scritto un capolavoro e ho imparato a leggere disegnando pagine e pagine di aste. Mi insegnarono a tenere la matita correttamente, a inserire l’asticina nel lato verticale del quadratino, a tracciare la linea retta. In questo modo apprendevo lo spirito di geometria, imparavo la giusta posizione per controllare la matita tra le dita, il senso
dell’ordine. Forzavo la mia natura, ma poi capivo che questa era la civiltà: controllare e indirizzare i propri comportamenti. Oggi ai bimbi nelle elementari insegnano a giocare con la plastilina e quando disegnano scarabocchi dicono che sono espressione della libera fantasia: no miei cari: sono solo brutti scarabocchi.

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